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Julio Anguita Parrado
Giornalista (Córdoba 3 gennaio 1971-Baghdad 7 aprile 2003)

Prologo a Julio Anguita Parrado, Batalla sin medalla, editores: Stefano Albertini, Ana Alonso, Carlos Fresneda, Foca Madrid, 2004

Julio Anguita Parrado poteva dire “Ana sáhafi min Andalusía” (Sono un giornalista spagnolo, in arabo). Credo l’avesse imparato quando, poco più che ventenne, fu mandato in Algeria dal giornale. La frase, che doveva essere una specie di salvacondotto, non gli ha salvato la vita in Irak, ma serviva a Julio per attaccare discorso con i taxisti arabi di New York ai quali subito dopo, naturalmente, diceva che era di Cordoba, la capitale di Al Andalus e così, correndo per le avenue tra i grattacieli illuminati, il giornalista spagnolo e i taxisti arabi facevano rivivere insieme lo splendore del califfato tollerante e illuminato. Per un momento sembrava che l’odore di cibo cinese e deodorante per auto fosse rimpiazzato da quello dei fiori d’arancio che in primavera rallegrano il patio della Mezquita. Julio era curioso degli altri e generoso di sé: voleva sapere cosa pensava il taxista e lo interessavano l’opinione del cattedratico e le dichiarazioni di Greenspan; non amava mettersi in mostra ma gli piaceva parlare della sua terra e delle sue storie.

Ho avuto la fortuna di stare a fianco di Julio per gli ultimi sei anni della sua vita terrena e di aver condiviso con lui la quotidianità delle giornate lavorative, il divertimento, le vacanze, gli amici, le ansie, le gioie, le arrabbiature. Julio amava la vita e la beveva a ampie sorsate, era curioso di tutto e desideroso di imparare. C’era sempre un corso che stava facendo o voleva fare, un’altra lingua da aggiungere alle 5 che già sapeva benissimo e che non perdeva occcasione di praticare ogni volta che si presentava l’occasione. Stava quasi sempre leggendo almeno due libri contemporaneamente; di solito uno americano e uno spagnolo. I film bisognava vederli tutti da quelli di azione sin-cerebro a quelli più indipendenti e raffinati. O meglio, bisognava cominciare a vederli, perché abbastanza frequentemente Julio si alzava nel mezzo di un film o di uno spettacolo teatrale e mi bisbigliava “no aguanto más, me largo”. Le prime volte mi arrabbiavo, poi ho capito che era tutto parte del suo vitalismo, del suo desiderio di non sprecare tempo con cose inutili o noiose.

[continua]


 

Julio al lavoro alla sua scrivania nell'appartamento di Washington Square Village. Foto di Chiara Marchi

Intervista a Stefano [inglese]
per il progetto di storia orale "StoryCorps"
credits: Olalla Novoa & Maria Luz Rodriguez

 

Batalla sin medalla:
Formato digital, ebook

Altre risorse su Julio :
ElMundo on Julio
Report Sans Frontiere
Wikipedia Espana

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